Domande frequenti
FAQ sull’anno di prova nella scuola primaria
In questa sezione raccogliamo le risposte ai dubbi più frequenti dei docenti neoassunti della scuola primaria impegnati nell’anno di formazione e prova.
Le domande sono organizzate per argomento, così da rendere più semplice e immediata la consultazione delle informazioni.
📋 Anno di prova – Domande generali
Che cos’è il Bilancio iniziale delle competenze?
Il bilancio iniziale delle competenze è una autovalutazione professionale che il docente neoassunto compila all’inizio dell’anno di formazione e prova. Serve a fotografare il punto di partenza: ciò che sai già fare con sicurezza, ciò che stai consolidando e gli aspetti sui quali hai bisogno di formazione o accompagnamento. Non è un esame e non è una prova da superare.
Deve essere predisposto, secondo il D.M. 226/2022, entro il secondo mese dalla presa di servizio, con il supporto del docente tutor. Viene poi inserito nel portfolio professionale dell’ambiente INDIRE.
Nel modello INDIRE devi riflettere su tre grandi aree:
- Didattica: progettazione, metodologie, inclusione, gestione della classe, valutazione e uso delle tecnologie.
- Istituzione e comunità: collaborazione con il team docente, partecipazione alla vita della scuola, rapporti con famiglie e territorio.
- Professione: formazione continua, riflessione sulla pratica e sviluppo professionale.
Per ciascun indicatore ti viene chiesto di attribuirti un livello, generalmente da 0 a 4:
- 0: competenza mai sperimentata;
- 1: livello iniziale;
- 2: competenza in corso di formazione;
- 3: standard atteso;
- 4: livello esperto.
L’obiettivo non è attribuirsi sempre il livello più alto. Al contrario, è utile essere realistici, perché dal bilancio iniziale vengono individuati i bisogni formativi e gli obiettivi da inserire nel Patto per lo sviluppo professionale, concordato con il dirigente scolastico e collegato al percorso dell’anno di prova.
Per la scuola primaria potresti, per esempio, riconoscere di essere già abbastanza sicuro nella progettazione interdisciplinare e nella relazione con gli alunni, ma di voler migliorare nella valutazione formativa, nella gestione dei diversi livelli di apprendimento o nella conoscenza delle procedure organizzative dell’istituto.
In sostanza, il bilancio iniziale risponde a tre domande: quali competenze possiedo, quali devo consolidare e su quali aspetti voglio lavorare durante l’anno di prova?
Cos'è il Patto per lo sviluppo professionale?
Il Patto per lo sviluppo professionale è il documento con cui vengono concordati gli obiettivi formativi che dovrai perseguire durante l’anno di prova.
Viene predisposto dopo il Bilancio iniziale delle competenze. Il dirigente scolastico e il docente neoassunto, sentito il docente tutor e tenendo conto anche delle necessità della scuola, individuano gli aspetti professionali da migliorare o consolidare. Il riferimento normativo è l’articolo 5, comma 3, del D.M. 226/2022. (Ministero dell'Interno)
Nel Patto possono essere indicati obiettivi riguardanti competenze:
- culturali e disciplinari;
- pedagogiche;
- didattiche e metodologiche;
- relazionali;
- organizzative e di partecipazione alla comunità scolastica.
Per esempio, per un docente di scuola primaria il Patto potrebbe prevedere di:
- migliorare la progettazione per competenze;
- approfondire la valutazione formativa e descrittiva;
- sviluppare strategie per l’inclusione degli alunni con BES;
- migliorare la gestione della classe;
- utilizzare metodologie cooperative o strumenti digitali;
- partecipare più consapevolmente alla progettazione collegiale e ai rapporti con le famiglie.
Gli obiettivi vengono perseguiti attraverso le attività dell’anno di prova — laboratori, peer to peer, formazione online e incontri — e mediante eventuali corsi organizzati dalla scuola, dalle reti di scuole o scelti tra altre offerte formative. (Ministero dell'Interno)
La differenza fondamentale è questa:
Bilancio iniziale: «Quali competenze possiedo e quali devo migliorare?»
Patto professionale: «Su quali competenze mi impegno concretamente a lavorare durante quest’anno?»
Non è quindi un contratto di lavoro aggiuntivo, né un esame. È un documento formale di programmazione del tuo sviluppo professionale. Alla fine dell’anno, il bilancio conclusivo servirà anche a verificare quali progressi sono stati compiuti rispetto agli obiettivi individuati. (Ministero dell'Interno)
Il modello materiale può variare da scuola a scuola; INDIRE mette comunque a disposizione diversi modelli esemplificativi nel Toolkit per i docenti neoassunti. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
Le attività formative di 50 ore in cosa consistono?
Nel modello vigente, le 50 ore di formazione dell’anno di prova non sono costituite da un unico corso. Sono suddivise in quattro attività diverse:
1. Incontri iniziale e conclusivo — 6 ore
Sono generalmente organizzati dall’Ufficio scolastico o dalla scuola polo.
L’incontro iniziale serve a presentare:
- struttura e obblighi dell’anno di prova;
- attività formative;
- ruolo del tutor e del dirigente;
- portfolio INDIRE;
- colloquio e test finale.
L’incontro conclusivo serve invece per fare una restituzione dell’esperienza, condividere riflessioni e presentare gli adempimenti finali.
2. Laboratori formativi — almeno 12 ore
Sono corsi di formazione collegati ai bisogni individuati nel Bilancio iniziale delle competenze e nel Patto per lo sviluppo professionale.
Per l’anno scolastico 2025/2026, le 12 ore devono essere svolte attraverso percorsi presenti sulla piattaforma Scuola Futura, nell’ambito della linea PNRR dedicata alla didattica digitale e alla transizione digitale. È possibile frequentare un unico corso di almeno 12 ore oppure più corsi che, sommati, raggiungano il monte ore previsto. I corsi devono essere svolti durante l’anno di prova e devono risultare regolarmente tracciati con attestato finale. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
Per il 2026/2027 bisognerà comunque attendere la circolare ministeriale annuale, perché le modalità operative dei laboratori possono cambiare.
3. Peer to peer con il tutor — almeno 12 ore
È la parte più concreta del percorso. Tu e il tutor vi osservate reciprocamente durante l’attività didattica e successivamente riflettete insieme su ciò che è avvenuto.
Di solito le 12 ore vengono articolate così:
- circa 3 ore per progettare insieme le attività;
- circa 4 ore in cui osservi il tutor nella sua classe;
- circa 4 ore in cui il tutor osserva te;
- circa 1 ora per il confronto e la rielaborazione finale.
L’osservazione riguarda, per esempio, la gestione della classe, le modalità di spiegazione, il coinvolgimento degli alunni, l’inclusione, la valutazione formativa e l’organizzazione dell’ambiente di apprendimento. Il tutor utilizza anche la griglia prevista dall’Allegato A del D.M. 226/2022. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
Non si tratta di una semplice “ispezione”: dovrebbe essere un’attività di osservazione reciproca, confronto e miglioramento professionale.
4. Formazione online INDIRE — 20 ore
Queste ore corrispondono al lavoro svolto nella piattaforma INDIRE per costruire il portfolio professionale digitale.
Comprendono principalmente:
- curriculum formativo;
- Bilancio iniziale delle competenze;
- documentazione delle esperienze formative;
- descrizione e riflessione su un’attività didattica svolta in classe;
- Bilancio finale delle competenze;
- indicazione dei futuri bisogni formativi;
- questionari di monitoraggio;
- consultazione di materiali e risorse.
Il portfolio documenta la progettazione, la realizzazione e la valutazione dell’attività didattica e viene presentato al Comitato di valutazione. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
La suddivisione complessiva è quindi:
| Attività | Ore |
|---|---|
| Incontro iniziale e conclusivo | 6 |
| Laboratori formativi | 12 |
| Peer to peer con il tutor | 12 |
| Formazione online INDIRE | 20 |
| Totale | 50 |
Quindi non dovrai frequentare 50 ore di lezioni frontali. Soltanto 18 ore circa riguardano incontri e corsi; le altre sono dedicate all’osservazione con il tutor e alla documentazione online del tuo percorso. Le 50 ore di formazione sono inoltre distinte dai requisiti di servizio dei 180 giorni complessivi, di cui almeno 120 giorni di attività didattica.
Chi è il docente tutor e quale funzione svolge?
Il docente tutor è un insegnante della scuola incaricato di accompagnare il docente neoassunto durante l’intero periodo di formazione e prova. Viene designato dal dirigente scolastico, dopo aver acquisito il parere del Collegio dei docenti. Salvo casi eccezionali e motivati, ogni tutor può seguire al massimo tre docenti in anno di prova. Nella scelta vengono considerate l’esperienza didattica, le competenze professionali e l’attitudine al tutoraggio, alla consulenza e alla supervisione professionale.
Qual è la sua funzione?
Il tutor non è soltanto la persona che osserva alcune lezioni, ma rappresenta un vero punto di riferimento professionale. Il suo compito consiste nell’accogliere il neoassunto nella comunità scolastica, facilitarne la partecipazione alla vita collegiale e offrire ascolto, consulenza e collaborazione per migliorare la qualità dell’insegnamento.
In concreto, il tutor:
- collabora alla compilazione del Bilancio iniziale delle competenze;
- offre indicazioni utili per la definizione del Patto per lo sviluppo professionale;
- condivide con il neoassunto aspetti della programmazione didattica, delle metodologie, dell’inclusione e della valutazione;
- organizza e svolge l’attività di peer to peer, cioè l’osservazione reciproca in classe;
- partecipa alla riflessione successiva sulle attività osservate;
- supervisiona la compilazione del Bilancio finale delle competenze;
- può collaborare alla progettazione e alla sperimentazione di attività, risorse didattiche e unità di apprendimento;
- predispone, al termine del percorso, l’istruttoria da presentare al Comitato di valutazione.
Il peer to peer
Una delle attività principali svolte insieme al tutor è l’osservazione reciproca in classe. Tutor e neoassunto progettano preventivamente le attività da osservare, assistono alle rispettive lezioni e successivamente si confrontano su quanto emerso.
L’osservazione riguarda, in particolare:
- la gestione della classe;
- l’organizzazione delle attività;
- il coinvolgimento e la motivazione degli alunni;
- la costruzione di ambienti di apprendimento positivi e inclusivi;
- le strategie metodologiche;
- le modalità di verifica e valutazione formativa.
Alle attività di osservazione e confronto sono dedicate almeno 12 ore. Per documentarle viene utilizzata la griglia contenuta nell’Allegato A al D.M. 226/2022, distinta per posto comune e posto di sostegno.
Il tutor valuta il docente neoassunto?
Il tutor partecipa al procedimento di valutazione, ma non decide autonomamente il superamento dell’anno di prova.
Al termine dell’anno presenta al Comitato di valutazione le risultanze dell’istruttoria, riferendo sulle attività formative, sulle esperienze di insegnamento e sulla partecipazione del neoassunto alla vita della scuola. Il Comitato esprime poi il proprio parere, mentre la valutazione conclusiva e il provvedimento di conferma in ruolo competono al dirigente scolastico.
Il rapporto con il tutor dovrebbe quindi essere fondato soprattutto sulla fiducia, sul confronto professionale e sulla collaborazione. La sua funzione non è quella di controllare il neoassunto, ma di aiutarlo a riflettere sulle proprie pratiche e a sviluppare progressivamente una professionalità docente più consapevole ed efficace.
Come si svolge il peer to peer?
Il peer to peer è l’attività di osservazione reciproca in classe svolta dal docente neoassunto e dal docente tutor. Non consiste in una semplice visita a una lezione: comprende la progettazione preventiva, l’osservazione delle attività didattiche e il successivo confronto professionale.
La finalità è migliorare le pratiche di insegnamento attraverso l’analisi concreta di ciò che avviene in classe: gestione degli alunni, organizzazione della lezione, metodologie, inclusione, motivazione e valutazione formativa. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
Quanto dura?
Al peer to peer devono essere dedicate almeno 12 ore complessive.
La scansione operativa tradizionalmente utilizzata, richiamata anche da INDIRE nel 2026, è la seguente:
- circa 3 ore di progettazione condivisa;
- 4 ore nelle quali il tutor osserva il docente neoassunto;
- 4 ore nelle quali il neoassunto osserva il tutor;
- circa 1 ora di confronto e rielaborazione finale.
Questa articolazione 3+4+4+1 costituisce un modello operativo di riferimento. La norma vigente stabilisce soprattutto il minimo delle 12 ore e richiede che l’osservazione sia preceduta dalla progettazione e seguita dal confronto con il tutor; la scuola può quindi organizzare concretamente gli incontri in modo compatibile con l’orario e con il proprio contesto. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
1. Progettazione preventiva
Prima di entrare in classe, tutor e neoassunto concordano che cosa osservare. Non è necessario esaminare ogni aspetto dell’insegnamento: è preferibile individuare alcuni elementi precisi, collegati anche al Bilancio iniziale delle competenze e agli obiettivi di sviluppo professionale.
Durante questa fase possono essere definiti:
- la classe e l’attività da osservare;
- gli obiettivi di apprendimento;
- la metodologia utilizzata;
- l’organizzazione degli spazi e dei tempi;
- le modalità di coinvolgimento degli alunni;
- gli aspetti sui quali concentrare l’osservazione;
- gli strumenti da utilizzare per raccogliere annotazioni.
Per esempio, si può decidere di osservare la gestione di un lavoro di gruppo, l’introduzione di un nuovo argomento, una lezione laboratoriale, una verifica formativa oppure una particolare strategia inclusiva.
2. Il tutor osserva il docente neoassunto
Il tutor entra nella classe del neoassunto e assiste all’attività concordata. Durante l’osservazione non dovrebbe intervenire nella conduzione della lezione, salvo necessità o diversa organizzazione preventivamente stabilita.
L’attenzione può essere rivolta a:
- clima della classe;
- partecipazione degli alunni;
- chiarezza delle consegne;
- gestione dei tempi;
- uso degli spazi e dei materiali;
- strategie didattiche;
- personalizzazione e inclusione;
- modalità di verifica e valutazione;
- capacità di adattare la lezione alle risposte degli alunni.
Il tutor utilizza la griglia dell’Allegato A al D.M. 226/2022, predisposta in due versioni: una per il posto comune e una per il sostegno. La griglia considera tre grandi aree: costruzione di ambienti di apprendimento positivi e inclusivi, progettazione e realizzazione dell’azione didattica e processi di valutazione. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
3. Il neoassunto osserva il tutor
Successivamente il docente neoassunto assiste ad alcune attività condotte dal tutor nella sua classe.
Questa parte è importante perché rende l’esperienza realmente reciproca. Il neoassunto non deve semplicemente imitare il tutor, ma osservare consapevolmente alcune scelte professionali:
- come viene avviata e conclusa una lezione;
- come vengono formulate le domande;
- come vengono gestiti errori e difficoltà;
- come si mantiene l’attenzione;
- come vengono organizzate le attività individuali o di gruppo;
- come si differenziano le proposte;
- come vengono raccolte informazioni sugli apprendimenti.
L’uso dell’Allegato A da parte del neoassunto non è espressamente obbligatorio, ma INDIRE ne considera utile l’impiego anche durante l’osservazione del tutor, perché favorisce la reciprocità e rende più sistematica la riflessione. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
4. Confronto e rielaborazione
Dopo ogni osservazione, o al termine dell’intero percorso, tutor e neoassunto si incontrano per discutere quanto emerso.
Il confronto dovrebbe partire da fatti concreti e non da giudizi generici. È più utile affermare:
Durante il lavoro di gruppo tre alunni hanno avuto bisogno di una consegna aggiuntiva.
piuttosto che:
La gestione della classe non è stata efficace.
Nel colloquio si analizzano:
- gli obiettivi raggiunti;
- le strategie risultate efficaci;
- le difficoltà incontrate;
- le reazioni degli alunni;
- le eventuali differenze tra quanto progettato e quanto realmente accaduto;
- le possibili modifiche da apportare nelle attività successive.
La normativa richiede che le sequenze osservate siano oggetto di successivo confronto e rielaborazione con il tutor e di una specifica relazione del docente in periodo di prova. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
Quali documenti vengono prodotti?
La documentazione concreta può variare leggermente da scuola a scuola, ma normalmente comprende:
- calendario o registro delle 12 ore;
- progettazione delle attività osservate;
- griglie di osservazione dell’Allegato A;
- annotazioni del tutor e del neoassunto;
- relazione o sintesi finale dell’esperienza;
- attestazione dello svolgimento delle ore.
L’Allegato A non deve essere caricato sulla piattaforma INDIRE. Entra invece nella documentazione utilizzata dal tutor per predisporre l’istruttoria destinata al Comitato di valutazione. Il tutor, dopo aver completato le attività previste nel proprio ambiente online, può inoltre scaricare l’attestato relativo allo svolgimento delle 12 ore, da presentare al dirigente scolastico per la validazione. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
È una lezione-esame?
Il peer to peer non dovrebbe essere interpretato come una lezione spettacolare o come un’ispezione. La sua finalità dichiarata è il miglioramento delle pratiche didattiche mediante osservazione, confronto e riflessione condivisa.
Non è quindi necessario predisporre una lezione artificiosamente complessa. È più utile mostrare una normale situazione didattica, coerente con la programmazione della classe, che permetta di analizzare aspetti autentici del lavoro dell’insegnante. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
Che cosa bisogna fare sulla piattaforma INDIRE?
La piattaforma INDIRE è l’ambiente online nel quale il docente neoassunto documenta e rielabora il proprio percorso di formazione e prova. Per l’anno scolastico 2025/2026 alla formazione online sono attribuite 20 ore complessive. Non si tratta principalmente di seguire lezioni online, ma di costruire il Portfolio professionale che sarà presentato al Comitato di valutazione. Il Portfolio sostituisce una separata relazione finale.
L’accesso avviene dal portale Neoassunti mediante credenziali SIDI oppure attraverso SPID, CIE, CNS o eIDAS. Al primo accesso è opportuno controllare i dati provenienti dal sistema SIDI: eventuali errori relativi alla posizione professionale devono essere segnalati alla segreteria scolastica o agli uffici competenti. (Indire)
1. Compilare il Curriculum formativo
Nel Curriculum formativo si scelgono fino a tre esperienze, precedenti o comunque significative, che hanno contribuito alla costruzione della propria identità professionale.
Non deve essere compilato come un normale curriculum vitae contenente tutti i titoli posseduti. È preferibile selezionare esperienze realmente importanti, per esempio:
- un percorso universitario o formativo particolarmente significativo;
- una precedente esperienza di insegnamento;
- un progetto educativo;
- un’attività di volontariato;
- un’esperienza lavorativa o personale che abbia sviluppato competenze utili nella professione docente.
Le esperienze devono prima essere inserite nella sezione Esperienze, scegliendo la tipologia “Attività per il Curriculum”, e successivamente selezionate e ordinate nella sezione Curriculum. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
2. Compilare il Bilancio iniziale delle competenze
Il Bilancio iniziale è un’autovalutazione delle competenze professionali possedute all’inizio del percorso. Per il 2025/2026 è articolato in:
- tre aree professionali: didattica, istituzione-comunità e professione;
- otto standard minimi;
- trentasei indicatori di competenza;
- cinque livelli di padronanza.
Il docente deve collocarsi nel livello che ritiene maggiormente corrispondente alla propria situazione, evitando sia di sottovalutarsi sia di attribuirsi livelli non realistici. Il Bilancio non è un esame e non produce un punteggio: serve a individuare punti di forza e bisogni formativi. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
Una volta completato, il Bilancio deve essere confermato e può essere scaricato in PDF. Nell’ambiente 2025/2026 è possibile riaprirlo autonomamente mediante le funzioni “Sblocca” e “Modifica”.
Il Bilancio iniziale costituisce la base per la definizione del Patto per lo sviluppo professionale con il dirigente scolastico, sentito il tutor. I modelli del Patto sono disponibili nel Toolkit INDIRE, mentre firma, consegna e conservazione seguono le indicazioni della propria scuola.
3. Documentare i laboratori formativi
Nella sezione Esperienze devono essere documentati i laboratori frequentati durante l’anno di prova.
Per ciascun laboratorio vengono richiesti normalmente:
- titolo;
- periodo di svolgimento;
- breve descrizione o abstract;
- riflessione su quanto appreso;
- collegamento con uno o più standard professionali sviluppati.
I laboratori obbligatori vengono frequentati e tracciati sulla piattaforma Scuola Futura, mentre su INDIRE viene svolta la riflessione sull’esperienza. L’attestato rilasciato da Scuola Futura deve essere consegnato o utilizzato secondo le indicazioni della scuola, ma non deve essere caricato su INDIRE. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
4. Documentare almeno un’attività didattica
Il docente deve documentare almeno un’attività realmente progettata e svolta con gli alunni durante l’anno di prova.
Si può scegliere:
- un’attività realizzata nell’ambito del peer to peer;
- un’unità didattica o di apprendimento;
- un’attività derivata da uno dei laboratori formativi;
- un percorso disciplinare, interdisciplinare o inclusivo particolarmente significativo.
La piattaforma richiede un titolo, il periodo, un abstract e alcune riflessioni guidate. Occorre spiegare, per esempio, se l’attività si è svolta come previsto, quali modifiche sono state necessarie, quali risultati sono stati osservati e quali competenze professionali sono state sviluppate. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
È preferibile documentare un’esperienza autentica e circoscritta, anziché costruire un progetto eccessivamente complesso soltanto per il Portfolio.
5. Compilare il Bilancio finale e i bisogni formativi futuri
Alla conclusione del percorso si compila il Bilancio finale delle competenze. Il docente torna sugli stessi standard considerati all’inizio e valuta i progressi realizzati grazie:
- all’attività didattica;
- al confronto con il tutor;
- al peer to peer;
- ai laboratori;
- alla partecipazione alla vita della scuola.
Il Bilancio finale non richiede necessariamente di dichiarare un miglioramento in ogni area. Una riflessione credibile può evidenziare anche competenze ancora da consolidare.
Nella stessa sezione vengono indicati i bisogni formativi futuri, cioè gli ambiti sui quali il docente ritiene opportuno continuare a formarsi. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
6. Compilare il questionario di monitoraggio
Nell’ambiente è presente anche un questionario relativo all’esperienza dell’anno di formazione e prova. Ha finalità di monitoraggio e permette a INDIRE di raccogliere informazioni sull’efficacia delle diverse attività formative.
È distinto dall’eventuale questionario di gradimento proposto al termine dell’incontro nazionale di apertura.
7. Controllare ed esportare il Portfolio
Nella sezione finale Portfolio è possibile:
- controllare lo stato di completamento delle attività;
- visualizzare quanto documentato;
- confrontare graficamente il Bilancio iniziale e quello finale;
- verificare le esperienze selezionate;
- scaricare il Portfolio in formato PDF.
Il documento definitivo deve essere messo a disposizione del Comitato di valutazione secondo le modalità e le scadenze comunicate dalla scuola.
Che cosa non bisogna caricare su INDIRE?
Normalmente non devono essere caricati:
- l’Allegato A utilizzato durante l’osservazione in classe;
- l’attestato dei laboratori rilasciato da Scuola Futura;
- registri, verbali o calendari completi del peer to peer;
- materiali contenenti dati personali riconoscibili degli alunni;
- fotografie degli alunni o documenti scolastici riservati.
L’Allegato A rimane nella documentazione della scuola e viene utilizzato dal tutor per l’istruttoria destinata al Comitato di valutazione. (Indire)
In sintesi, sulla piattaforma INDIRE il docente deve riflettere sulle proprie competenze, documentare le esperienze formative e didattiche, compilare i bilanci e produrre il Portfolio finale. Non è richiesto accumulare una grande quantità di materiali: ciò che conta è selezionare esperienze significative e descriverle in maniera concreta, coerente e professionale.
Quale attività didattica devo documentare?
Devi documentare almeno un’attività didattica realmente svolta con gli alunni durante l’anno di prova. Non è necessario inventare una lezione speciale o particolarmente spettacolare: è preferibile scegliere un’esperienza autentica, significativa e sufficientemente articolata da permetterti di riflettere sulla progettazione, sulla realizzazione e sui risultati ottenuti. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
Quale attività conviene scegliere?
La scelta migliore è un’attività nella quale siano riconoscibili:
- obiettivi di apprendimento chiari;
- una progettazione intenzionale;
- metodologie e strumenti utilizzati;
- partecipazione attiva degli alunni;
- attenzione all’inclusione;
- forme di osservazione, verifica o valutazione;
- eventuali modifiche apportate durante il percorso;
- competenze professionali sviluppate dal docente.
INDIRE suggerisce, a titolo orientativo, di valorizzare:
- l’attività progettata insieme al tutor durante il peer to peer;
- un’attività nella quale hai applicato quanto appreso in uno dei laboratori formativi;
- una Unità didattica o di apprendimento svolta nella tua classe.
Queste possibilità non sono prescrittive: puoi documentare anche un’attività diversa, purché sia stata effettivamente realizzata durante l’anno di prova e sia coerente con il tuo percorso professionale. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
Alcuni esempi per la scuola primaria
Puoi scegliere, per esempio:
- un laboratorio di scrittura creativa;
- un percorso di comprensione del testo;
- un’attività matematica basata sul problem solving;
- un’esperienza scientifica con osservazione e sperimentazione;
- un percorso interdisciplinare;
- un’attività di educazione civica;
- un lavoro cooperativo;
- un’attività inclusiva o personalizzata;
- un percorso con strumenti digitali;
- un’attività sulla valutazione formativa;
- un’unità svolta durante il peer to peer.
Per un docente di sostegno può essere documentata anche un’attività inclusiva svolta con l’intera classe, evitando di concentrare la descrizione esclusivamente sul singolo alunno e proteggendo sempre i dati personali.
È necessario documentare un’intera UDA?
No. INDIRE precisa che vi è libertà rispetto alla natura e alla durata dell’esperienza. La scelta di una UDA può risultare particolarmente funzionale perché consente di presentare in modo ordinato contenuti, attività, strategie e obiettivi, ma non è obbligatorio documentare un progetto molto lungo. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
Può andare bene anche una sequenza di poche lezioni, purché costituisca un percorso unitario e non un singolo esercizio isolato.
Come scegliere concretamente
Tra le attività svolte durante l’anno, scegli quella per la quale riesci a rispondere meglio a queste domande:
- Che cosa volevo far apprendere agli alunni?
- Come ho organizzato l’attività?
- Quali metodologie, strumenti e materiali ho utilizzato?
- L’attività si è svolta come previsto?
- Che cosa ho dovuto modificare e perché?
- Quali risultati ho osservato?
- Quali difficoltà sono emerse?
- Quali competenze professionali ho sviluppato?
La piattaforma pone particolare attenzione proprio al confronto tra ciò che era stato progettato e ciò che è realmente accaduto, alle scelte metodologiche più efficaci e alle competenze professionali messe in atto. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
Che cosa inserire sulla piattaforma
Nella sezione Esperienze, scegli la tipologia “Attività didattica” e compila:
- titolo;
- periodo di svolgimento;
- abstract;
- eventuali note;
- risposte alle domande guida;
- uno o più standard professionali collegati all’esperienza.
La documentazione di almeno un’attività didattica è necessaria per poter esportare il Portfolio finale. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
La regola fondamentale è questa: non scegliere l’attività più appariscente, ma quella che ti permette di mostrare con maggiore chiarezza come progetti, osservi gli alunni, adatti l’insegnamento e rifletti sulla tua pratica professionale.
Come si svolge il colloquio finale davanti al Comitato di Valutazione?
Il colloquio davanti al Comitato di valutazione rappresenta la fase conclusiva dell’anno di formazione e prova. Parte dalla presentazione delle attività di insegnamento e formazione svolte dal docente e dalla documentazione raccolta nel Portfolio professionale.
Il Comitato viene convocato dal dirigente scolastico nel periodo compreso tra il termine delle attività didattiche, compresi gli eventuali esami, e la conclusione dell’anno scolastico. Il Portfolio deve essere consegnato preventivamente al dirigente, che lo trasmette ai componenti del Comitato almeno cinque giorni prima del colloquio.
Chi partecipa al colloquio?
Per la valutazione del periodo di prova, il Comitato opera in una composizione ristretta formata da:
- dirigente scolastico, che lo presiede;
- tre docenti della scuola, due scelti dal Collegio dei docenti e uno dal Consiglio d’istituto;
- docente tutor del neoassunto.
I rappresentanti dei genitori e il componente esterno del Comitato non partecipano al colloquio ordinario previsto per l’anno di prova. (Senato)
Da che cosa prende avvio?
Il punto di partenza è il Portfolio professionale esportato dalla piattaforma INDIRE. Il docente viene invitato a presentare sinteticamente il percorso compiuto durante l’anno, collegando le esperienze svolte allo sviluppo delle proprie competenze professionali.
Non è opportuno leggere integralmente il Portfolio. È preferibile costruire un’esposizione ordinata che tocchi alcuni elementi fondamentali:
- il contesto scolastico e la classe nella quale si è lavorato;
- i bisogni professionali individuati nel Bilancio iniziale;
- gli obiettivi concordati nel Patto per lo sviluppo professionale;
- l’attività didattica documentata su INDIRE;
- il peer to peer svolto con il tutor;
- quanto appreso nei laboratori formativi;
- i progressi riconosciuti nel Bilancio finale;
- gli aspetti sui quali si intende continuare a lavorare.
Il colloquio deve mostrare non soltanto che cosa è stato fatto, ma soprattutto che cosa il docente ha imparato dalle esperienze svolte.
Come si può organizzare la presentazione?
Una possibile esposizione può seguire questa struttura:
1. Breve presentazione professionale
Il docente presenta il proprio percorso e il contesto nel quale ha svolto l’anno di prova:
Ho svolto il periodo di formazione e prova in una classe terza della scuola primaria. Dal Bilancio iniziale erano emersi come principali bisogni formativi il miglioramento della valutazione formativa e la gestione delle attività cooperative.
Questa parte deve essere molto breve e serve a dare un quadro complessivo.
2. Presentazione dell’attività didattica
È normalmente la parte centrale del colloquio. Il docente illustra l’attività documentata nel Portfolio spiegando:
- perché l’ha scelta;
- quali obiettivi di apprendimento aveva stabilito;
- quali metodologie ha utilizzato;
- come ha coinvolto gli alunni;
- quali misure inclusive ha predisposto;
- come ha osservato o valutato gli apprendimenti;
- quali difficoltà ha incontrato;
- quali modifiche ha apportato rispetto alla progettazione iniziale;
- quali risultati ha rilevato.
Il Comitato è interessato soprattutto alla capacità di riflettere sulle decisioni didattiche. Anche una difficoltà o un’attività non perfettamente riuscita può essere presentata positivamente, purché il docente sappia analizzarla e individuare possibili miglioramenti.
3. Peer to peer e confronto con il tutor
Il docente può spiegare quali aspetti della propria pratica sono stati osservati dal tutor e che cosa ha ricavato dall’osservazione reciproca.
Per esempio:
Dal confronto con il tutor è emersa la necessità di rendere le consegne più brevi e progressive. Nelle attività successive ho introdotto istruzioni scandite in passaggi e supportate da esempi visivi.
Il tutor presenta al Comitato una propria istruttoria sulle attività formative, sulle esperienze didattiche e sulla partecipazione del neoassunto alla vita della scuola. L’Allegato A compilato durante le osservazioni entra nella documentazione utilizzata per questa istruttoria. (Neoassunti a.s. 2025/2026)
4. Formazione e sviluppo professionale
Il docente illustra brevemente ciò che ha appreso durante i laboratori e come tali apprendimenti sono stati trasferiti nella pratica didattica.
Non è sufficiente affermare di aver frequentato un corso. È più significativo spiegare, per esempio:
Il laboratorio sulla valutazione formativa mi ha portato a utilizzare rubriche semplici e momenti di autovalutazione degli alunni.
5. Bilancio finale e prospettive future
La presentazione può concludersi evidenziando:
- le competenze consolidate;
- le competenze ancora da sviluppare;
- i bisogni formativi futuri;
- gli obiettivi professionali per gli anni successivi.
È importante evitare di rappresentare il Bilancio finale come il raggiungimento di una condizione di completa preparazione. La capacità di riconoscere margini di miglioramento è parte della professionalità docente.
Che cos’è il test finale?
Durante il colloquio viene svolto anche il test finale previsto dal D.M. 226/2022.
Il termine può generare equivoci: nel percorso ordinario non si tratta di un questionario a risposta multipla, di una prova scritta o di un’interrogazione teorica separata. Il test consiste nella discussione e nella valutazione della documentazione contenuta nell’istruttoria del tutor e nella relazione del dirigente scolastico.
Serve a verificare se le conoscenze teoriche, disciplinari e metodologiche del docente si siano effettivamente tradotte in competenze professionali relative alle dimensioni:
- culturale;
- didattico-metodologica;
- trasversale;
- della ricerca;
- della valutazione;
- del miglioramento.
Il test finale è quindi integrato nel colloquio: il Comitato può partire da una situazione documentata per chiedere al docente di motivare una scelta, analizzare un risultato o proporre una possibile alternativa.
Quali domande può fare il Comitato?
Non esiste un elenco nazionale prestabilito. Le domande vengono formulate sulla base del Portfolio, della relazione del dirigente, dell’istruttoria del tutor e delle esperienze effettivamente svolte.
È utile prepararsi a rispondere a domande come:
- Perché ha scelto di documentare questa attività?
- Quali erano gli obiettivi di apprendimento?
- Come ha tenuto conto dei diversi livelli presenti nella classe?
- Quali strategie inclusive ha utilizzato?
- Come ha verificato che gli alunni avessero appreso?
- Che cosa ha modificato durante lo svolgimento dell’attività?
- Quali criticità sono emerse?
- Che cosa ha imparato dal peer to peer?
- In che modo la formazione ha modificato la sua pratica?
- Quali competenze desidera ancora sviluppare?
- Come ha partecipato alla vita collegiale e organizzativa della scuola?
Il Comitato non dovrebbe verificare la capacità di ricordare definizioni normative a memoria, ma la capacità di collegare conoscenze, scelte didattiche ed esperienza concreta.
È obbligatorio preparare una presentazione PowerPoint?
La normativa nazionale non prescrive l’uso di slide, presentazioni digitali o altri formati particolari. Le modalità organizzative possono però essere stabilite dalla singola scuola e indicate nella convocazione.
Quando è consentito utilizzare una presentazione, è consigliabile predisporre poche slide essenziali, contenenti:
- contesto e bisogni iniziali;
- attività didattica;
- metodologie e inclusione;
- risultati e valutazione;
- peer to peer e formazione;
- bilancio conclusivo.
Le slide devono sostenere l’esposizione, non riprodurre integralmente il Portfolio.
Quanto dura il colloquio?
Il D.M. 226/2022 non stabilisce una durata nazionale uniforme. I tempi vengono definiti dalla scuola in relazione al numero dei docenti da esaminare e all’organizzazione dei lavori del Comitato.
È quindi opportuno chiedere alla segreteria, al dirigente o al tutor se siano state comunicate indicazioni sulla durata e sull’eventuale utilizzo di materiali digitali.
Chi decide il superamento dell’anno di prova?
Al termine del colloquio, il Comitato esprime un parere obbligatorio ma non vincolante sul superamento del periodo di formazione e prova. Il Comitato valuta la coerenza tra le esperienze svolte e le competenze professionali acquisite.
La decisione finale spetta al dirigente scolastico, che può adottare:
- il provvedimento motivato di conferma in ruolo;
- in caso di valutazione negativa, il provvedimento motivato di ripetizione del periodo di formazione e prova, indicando le criticità rilevate e le azioni di supporto necessarie.
Il dirigente può discostarsi dal parere del Comitato, ma deve motivare la propria decisione.
Il colloquio comprende una lezione simulata?
Nel percorso ordinario disciplinato dal D.M. 226/2022, il colloquio e il test finale non coincidono con una lezione simulata.
Per alcune specifiche procedure di assunzione a tempo determinato finalizzate al ruolo può essere prevista un’ulteriore lezione simulata davanti a un Comitato integrato da un componente esterno. Si tratta di un adempimento distinto, applicabile soltanto alle categorie indicate dalla relativa procedura di reclutamento. (Ministero dell'Interno)
Come prepararsi
La preparazione più efficace consiste nel rileggere il Portfolio, l’attività didattica documentata, il Bilancio iniziale e quello finale. È utile concordare un confronto conclusivo con il tutor e preparare un’esposizione che evidenzi tre passaggi:
che cosa avevo progettato → che cosa è realmente accaduto → che cosa ho imparato.
Il colloquio non richiede di dimostrare di essere un docente privo di difficoltà. Richiede di mostrare una professionalità consapevole: capacità di progettare, osservare gli alunni, motivare le proprie scelte, riconoscere le criticità e migliorare progressivamente la pratica didattica.
Quanti giorni di servizio sono necessari per superare l'anno di prova?
Per poter superare l’anno di formazione e prova il docente deve aver prestato, nello stesso anno scolastico:
- almeno 180 giorni di servizio complessivo;
- all’interno di questi, almeno 120 giorni di attività didattiche.
I due requisiti devono essere rispettati entrambi. Non è quindi sufficiente raggiungere 180 giorni di servizio se non risultano anche almeno 120 giorni riconducibili alle attività didattiche. La regola è stabilita dall’articolo 3 del D.M. 226/2022 ed è confermata dalle indicazioni ministeriali per l’anno scolastico 2025/2026. (Ministero dell'Interno)
Che cosa rientra nei 180 giorni?
Nei 180 giorni vengono computate tutte le attività connesse al servizio scolastico, comprese:
- le giornate di effettiva presenza a scuola;
- i periodi di sospensione delle lezioni compresi nel periodo di servizio, come le vacanze natalizie e pasquali;
- gli scrutini e gli esami;
- le riunioni e gli altri impegni di servizio;
- le attività di formazione previste;
- il primo mese del periodo di astensione obbligatoria per maternità.
Non vengono invece conteggiati i giorni di congedo ordinario o straordinario, aspettativa e, in generale, le giornate nelle quali il docente risulta assente dal servizio. (Orizzonte Scuola Notizie)
Che cosa rientra nei 120 giorni di attività didattiche?
Nei 120 giorni non rientrano soltanto le giornate trascorse a insegnare direttamente in classe. Sono comprese anche le giornate impiegate presso la sede di servizio per attività finalizzate allo svolgimento dell’azione didattica, quali:
- progettazione e programmazione;
- valutazione degli apprendimenti;
- scrutini;
- attività formative;
- riunioni collegiali;
- incontri con le famiglie;
- altre attività funzionali all’insegnamento.
Il D.M. 226/2022 comprende espressamente sia i giorni di effettivo insegnamento sia quelli dedicati alle attività valutative, progettuali, formative e collegiali. (drsaformazione.it)
Che cosa accade in caso di part-time?
Per i docenti con orario inferiore a quello completo, i requisiti dei 180 e dei 120 giorni vengono ridotti proporzionalmente all’orario di servizio. (Orizzonte Scuola Notizie)
Per esempio, in linea generale, un docente con un part-time al 50% dovrà raggiungere:
- 90 giorni di servizio;
- almeno 60 giorni di attività didattiche.
Il conteggio concreto deve essere verificato dalla segreteria scolastica in relazione alla tipologia e all’articolazione del part-time.
Cosa succede se non raggiungo i giorni di servizio richiesti?
Se non raggiungi almeno 180 giorni di servizio, dei quali almeno 120 dedicati alle attività didattiche, il periodo di formazione e prova non può essere validamente concluso.
L’anno di prova viene quindi prorogato all’anno scolastico successivo con un provvedimento motivato del dirigente scolastico. Non si tratta di una bocciatura o di una valutazione negativa: manca semplicemente uno dei requisiti oggettivi necessari per accedere alla valutazione conclusiva. (Ministero dell'Interno)
Non si perde il posto di ruolo
Il mancato raggiungimento dei giorni non comporta:
- il licenziamento;
- la decadenza dal ruolo;
- una valutazione professionale negativa;
- l’applicazione della verifica ispettiva prevista dopo un primo esito sfavorevole.
Il docente continua a prestare servizio, ma rimane in periodo di prova e dovrà completarlo nell’anno scolastico successivo.
Si sostiene comunque il colloquio finale?
Di norma, no. Poiché il requisito di servizio è indispensabile per il superamento del percorso, il docente che non raggiunge i giorni richiesti non viene sottoposto alla normale valutazione conclusiva davanti al Comitato.
Il dirigente scolastico verifica il numero dei giorni effettivamente maturati e dispone il rinvio mediante un provvedimento motivato. (Obiettivo Scuola)
Nell’anno successivo bisogna ripetere la formazione?
Sì. Il D.M. 226/2022 stabilisce che i docenti ai quali è stato prorogato il periodo di prova partecipano nuovamente alle attività formative connesse al percorso, poiché queste sono considerate parte integrante del servizio svolto nell’anno di prova. (istruzione.calabria.it)
In linea generale, nell’anno successivo occorrerà quindi svolgere nuovamente il percorso, comprendente:
- Bilancio iniziale delle competenze;
- Patto per lo sviluppo professionale;
- incontri iniziale e conclusivo;
- laboratori formativi;
- peer to peer;
- attività sulla piattaforma INDIRE;
- Portfolio professionale;
- Bilancio finale;
- colloquio e test finale davanti al Comitato di valutazione.
Anche se alcune attività erano già state completate nell’anno precedente, non bisogna presumere che siano automaticamente trasferibili. La scuola polo e l’Ufficio scolastico forniranno le indicazioni organizzative applicabili al nuovo anno.
Qual è la differenza tra proroga ed esito negativo?
La distinzione è importante.
Proroga per mancato servizio: il docente non viene valutato perché non ha raggiunto i giorni necessari. L’anno viene rinviato senza alcun giudizio negativo sulla sua professionalità.
Ripetizione per valutazione negativa: il docente ha raggiunto i giorni, ha completato la formazione e ha sostenuto il colloquio, ma il dirigente scolastico ha espresso una valutazione sfavorevole. In questo caso è previsto un secondo periodo di prova, non ulteriormente rinnovabile, con una verifica affidata anche a un dirigente tecnico.
Il limite di una sola ripetizione riguarda quindi la valutazione negativa, non il rinvio determinato dal mancato raggiungimento dei requisiti di servizio. (Obiettivo Scuola)
Per quali motivi può accadere?
Il mancato raggiungimento dei giorni può dipendere, per esempio, da:
- malattia prolungata;
- congedo parentale;
- maternità o paternità;
- aspettativa;
- permessi o altre assenze non computabili;
- presa di servizio tardiva;
- sospensione o interruzione del servizio.
Il rinvio non costituisce una sanzione quando deriva dall’utilizzo legittimo di congedi, aspettative o assenze previste dalla normativa.
Prima di considerare l’anno non valido
È necessario chiedere alla segreteria scolastica un conteggio aggiornato, perché non coincidono necessariamente:
- giorni di presenza in classe;
- giorni di attività didattica;
- giorni complessivamente validi per il servizio.
Nei 180 giorni possono rientrare anche periodi di sospensione delle lezioni, scrutini, attività collegiali, formazione e altri impegni di servizio. Nei 120 giorni possono essere considerate anche attività progettuali, valutative, formative e collegiali svolte presso la sede di servizio. Per il part-time i requisiti sono ridotti proporzionalmente; per alcune immissioni in ruolo con decorrenza successiva al 31 agosto è prevista una riparametrazione in base alla durata effettiva del contratto. (Ministero dell'Interno)
Chi deve compiere l'anno di formazione e prova?
L’anno di formazione e prova deve essere svolto dai docenti che entrano per la prima volta in un determinato ruolo o grado di istruzione e da coloro che, per diverse ragioni, non hanno ancora ottenuto la conferma in ruolo.
Per l’anno scolastico 2025/2026 le categorie interessate sono individuate dal D.M. 226/2022 e dalla nota ministeriale n. 95371 dell’11 dicembre 2025. (Liceo Statale Cornelio Tacito)
Devono svolgerlo
Sono tenuti a svolgere il percorso:
- i docenti al primo anno di servizio con contratto a tempo indeterminato, compresi i docenti di religione cattolica;
- i docenti che non hanno potuto completarlo negli anni precedenti, per esempio perché non hanno raggiunto i giorni minimi di servizio;
- i docenti ai quali è stata concessa una proroga;
- i docenti che devono ripeterlo dopo una valutazione negativa;
- i docenti che hanno ottenuto un passaggio di ruolo;
- i docenti assunti a tempo determinato nell’ambito di alcune procedure finalizzate all’immissione in ruolo;
- alcune categorie di vincitori di concorso inizialmente assunti a tempo determinato e successivamente immessi in ruolo dopo il conseguimento dell’abilitazione. (Liceo Statale Cornelio Tacito) (Liceo Statale Cornelio Tacito)
Il passaggio di ruolo
Il docente che ottiene il passaggio a un diverso ruolo o grado di istruzione deve normalmente svolgere un nuovo periodo di formazione e prova.
Per esempio:
- da scuola dell’infanzia a scuola primaria: sì;
- da scuola primaria a scuola secondaria di primo grado: sì;
- da scuola secondaria di primo grado a scuola secondaria di secondo grado: sì.
Un docente che ha già superato l’anno di prova nella scuola dell’infanzia e successivamente passa alla scuola primaria deve quindi svolgerlo nuovamente, perché cambia il grado di istruzione.
Chi non deve ripeterlo?
Non devono svolgere nuovamente il periodo di formazione e prova i docenti che lo abbiano già superato positivamente nello stesso grado di istruzione, anche quando passano dal posto comune al sostegno o viceversa.
Per la scuola primaria, quindi:
- da posto comune EEEE a sostegno ADEE: non si ripete, se l’anno di prova è già stato superato nella primaria;
- da sostegno ADEE a posto comune EEEE: non si ripete;
- nuova assunzione nella primaria dopo aver già superato l’anno di prova nella primaria: generalmente non si ripete;
- semplice trasferimento in un’altra scuola primaria: non si ripete.
Sono inoltre esonerati i docenti che rientrano in un precedente ruolo nel quale avevano già superato l’anno di prova e quelli già assunti con riserva, successivamente riassunti nel medesimo ordine o grado dopo avere concluso positivamente il percorso. (Liceo Statale Cornelio Tacito)
Trasferimento e passaggio di ruolo non sono la stessa cosa
È importante distinguere:
Trasferimento: il docente cambia scuola, provincia, tipologia di posto o sede, ma rimane nello stesso grado di istruzione. Non comporta normalmente un nuovo anno di prova.
Passaggio di ruolo: il docente passa a un diverso grado di istruzione, per esempio dall’infanzia alla primaria. In questo caso il periodo di formazione e prova deve essere svolto nuovamente.
Anche il passaggio da posto comune a sostegno, o viceversa, all’interno dello stesso grado non comporta la ripetizione dell’anno di prova già superato.
Docenti con anno di prova rinviato
Chi non ha completato il percorso negli anni precedenti deve svolgerlo nell’anno successivo. Può accadere, per esempio, per:
- mancato raggiungimento dei giorni di servizio;
- malattia prolungata;
- maternità o congedo;
- aspettativa;
- presa di servizio tardiva;
- mancato completamento delle attività obbligatorie.
In questi casi non si tratta necessariamente di una valutazione negativa. Il docente partecipa nuovamente alle attività formative perché queste costituiscono parte integrante dell’anno di prova. (Liceo Statale Cornelio Tacito)
Docenti assunti a tempo determinato finalizzato al ruolo
Alcuni docenti assunti inizialmente a tempo determinato nell’ambito di procedure finalizzate al ruolo svolgono il periodo di formazione e prova già durante il contratto a termine. Rientrano, tra gli altri, i docenti assunti attraverso le procedure previste dall’articolo 5, commi da 5 a 12, del D.L. 44/2023, comprese determinate assunzioni dalla prima fascia delle GPS sostegno. (Liceo Statale Cornelio Tacito)
Per altre procedure concorsuali, invece, il percorso può iniziare soltanto dopo il conseguimento dell’abilitazione e la trasformazione del contratto a tempo indeterminato. La situazione deve quindi essere verificata sulla base della specifica procedura di reclutamento indicata nel contratto.
Alcuni esempi per la scuola primaria
| Situazione | Anno di prova |
|---|---|
| Prima immissione in ruolo nella scuola primaria | Sì |
| Anno precedente non completato per mancanza dei giorni | Sì |
| Valutazione negativa nell’anno precedente | Sì, deve essere ripetuto |
| Passaggio dalla scuola dell’infanzia alla primaria | Sì |
| Passaggio da posto comune a sostegno nella primaria, dopo aver già superato l’anno di prova | No |
| Passaggio da sostegno a posto comune nella primaria | No |
| Trasferimento in un’altra scuola primaria | No |
| Nuova assunzione nella primaria dopo anno di prova già superato nello stesso grado | Di norma no |
La regola essenziale è questa: l’anno di prova si svolge la prima volta che si entra in un determinato grado di istruzione; non si ripete se è già stato superato nello stesso grado, salvo particolari disposizioni connesse alla procedura di assunzione.
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